15 gennaio 2018

PHILIP K. DICK (PT.11): SONNI D'ILLUSIONE



Libro secondario sullo scaffale dickiano ma non privo di interesse, Svegliatevi dormienti risale ancora al 1963, anno eccezionalmente produttivo per Philip Dick, forse troppo (ben 5 romanzi) per riuscire a mantenersi sempre sui livelli di Cronache del dopobomba e I simulacri. L'impianto del romanzo non è riuscitissimo: all'inizio sembra adocchiare un obiettivo preciso, le schiere di dormienti, masse proletarie disoccupate in attesa di essere risvegliate quando si troverà una soluzione alla sovra-popolazione. Soluzione che sembra arrivare quando si scopre il varco verso un altro mondo (o una Terra parallela). Su questa scoperta fonda la sua campagna elettorale Jim Briskin, il candidato alla presidenza USA, uomo di colore (che diventerà il primo presidente nero nel mondo immaginato da Dick, ambientato nel 2080... Si può dire che Obama abbia battuto le pessimistiche previsioni di Dick!). Il mondo dall'altra parte si rivela popolato da esseri umani diversi, meno evoluti nel corpo ma dotati di capacità nel manipolare materia ed energia che vanno oltre la nostra conoscenza, sconfinando nella magia o nel sovrannaturale. Perciò il piano di colonizzazione si rivela un fallimento, anzi, un'arma a doppio taglio: saranno gli ominidi a iniziare una colonizzazione della Terra, per poi rinunciarvi.

2 gennaio 2018

PHILIP K. DICK (PT.10): GUERRA DI ATTORI E SIMULACRI

Con il primo post del 2018 riprendo la retrospettiva su Philip K. Dick affrontando diversi nuovi romanzi e avvicinandomi alla conclusione della carriera di questo magnifico scrittore.


I simulacri ribadisce e sottolinea, da una parte, il disinteresse di Dick verso le trame fantascientifiche più tradizionaliste e, dall'altra, le ossessioni personali con cui infarcisce la sua narrativa frammentaria, fatta di svariati punti di vista, personaggi e situazioni che si intrecciano, si districano, raggiungono un climax e si rintrecciano nuovamente. Come in La svastica sul sole, Noi marziani e Cronache del dopobomba, sono tanti i temi, le suggestioni e le idee su cui Dick costruisce questo romanzo (nel 1963, terzo di ben cinque romanzi partoriti quell'anno) ottenendo un risultato eccellente.
Al centro della situazione globale descritta da Dick vi sono gli USEA (Stati Uniti d'America e d'Europa), nati dalla collaborazione tra America e Germania durante la guerra fredda. Il der Alte (presidente) e la sua first-lady intendono sfruttare il viaggio temporale (che è una realtà) per condurre nel presente il braccio destro di Hitler, Hermann Goring, allo scopo di negoziare la vittoria del nazismo in cambio della salvezza di milioni di ebrei. Il der Alte, però, si rivela essere non una persona vera ma un simulacro (androide), mentre la first-lady si rivela essere una vecchissima attrice ringiovanita dal make-up. A svelare al mondo questo devastante segreto, per vendetta, è la Karp, multinazionale che ha prodotto tutti i simulacri presidenziali ma che si vede rimpiazzata da un concorrente.

20 dicembre 2017

NUOVE ETEROTOPIE: ANTOLOGIA DEL CONNETTIVISMO ITALIANO



Nuove Eterotopie rappresenta la coralità delle voci italiane legate al movimento connettivista. Più che movimento, a leggere questa antologia davvero variegata per stili, temi e sapori narrativi, viene naturale parlare di ispirazione. Il connettivismo non è limitato a un genere, né può essere definito da uno stile o una tematica particolare: sempre che sia davvero definibile, costituisce proprio l'esplorazione delle connessioni (gli interstizi, come vengono definiti nell'introduzione al volume) e di una molteplicità di approcci che volontariamente è caleidoscopica e inclassificabile. È chiaro che il connettivismo, e con esso Nuove Eterotopie, si fa vanto della sua anti-etichettabilità, a meno che non si scindano l'un l'altro i racconti e ogni voce venga isolata dalle altre (cosa probabilmente sbagliata da fare). Anche all'interno dello stesso racconto possiamo trovare influenze weird, noir, di fantascienza new wave e classica, e del fantastico avventuroso ottocentesco (non a caso il primo racconto omaggia Verne e gli altri scrittori di quel periodo).

6 dicembre 2017

ALESSANDRO VIETTI: REAL MARS



Real Mars è la missione che porterà l'uomo su Marte: l'equipaggio, costituito di quattro astronauti europei, due uomini e due donne, prima dello sbarco dovrà affrontare un viaggio lungo e difficile. Ma prima di tutto questo, Real Mars è un reality show. Anzi, è IL reality show: milioni di telespettatori in tutto il mondo, decine di reti tv completamente dedicate, una macchina miliardaria senza precedenti. A nessuno importa davvero della missione e di ciò che rappresenta perché tutti attendono di sapere cosa accadrà a bordo: chi vuole andare a letto con chi, chi ha un passato strappalacrime o un parente a casa malato di tumore, e naturalmente se ci saranno misteri a bordo (misteri che, sin dal momento del lancio, vengono preannunciati in mondovisione da presunte veggenti).
La navicella spaziale è la nuova e avanguardistica casa del Grande Fratello, concepita sulla pelle degli astronauti grazie ai quattrini forniti dagli sponsor, senza i quali la missione non avrebbe potuto compiersi. Insomma, uno schifo come non se n'è mai visti, l'elogio del decerebrato homo televisivus, il tripudio della bassezza e della vuotezza.

26 novembre 2017

PHILIP K. DICK (PT.9): SCENARI DEL DOPOBOMBA

 
Cronache del dopobomba si ambienta in un'America ipotetica del futuro (1981) in cui scoppia una guerra atomica. La vita quotidiana di vari personaggi, introdotti nei primi capitoli, cambia completamente: si ritrovano anni dopo in una delle tante comunità urbane che lottano per sopravvivere. In particolare c'è Hoppy, un focomelico discriminato prima dell'olocausto, le cui doti fisiche e psichiche iniziano a sconfinare nel sovrannaturale. Insieme a esse crescono anche le sue ambizioni di dominio sulla comunità. A tenere unita le fila del mondo, raccogliendo e distribuendo informazioni, c'è il programma radiofonico di Dangerfield, un'astronauta bloccato in orbita intorno alla Terra, partito prima dell'olocausto.
Scritto nel 1963, anche questo romanzo (come il precedente Noi marziani) si sviluppa più nelle idee e nei messaggi che non grazie a una vera e propria trama, costituita dall'intreccio di punti di vista e personaggi diversi. Il tema principale è ovviamente quello della paura della crisi atomica, che affligge il mondo nel momento storico in cui Dick scrive. In effetti l'ombra dell'olocausto nucleare aleggia sulle vite dei personaggi sin dall'inizio, impresa come una psicosi innata in loro. Essi interpretano la società circostante in funzione di uno scenario atomico: per esempio, ritengono che la pelle nera sia una forma iniziale di ustione da radiazioni. Di grande rilievo è anche la discriminazione razziale, che infiammava l'America negli anni 60, qui rappresentata da Stuart (nero) e da Hoppy (focomelico).

18 novembre 2017

PHILIP K. DICK (PT.8): SIAMO NOI TERRESTRI I VERI ALIENI



Dopo alcuni mesi di pausa, riprendo la mia lettura dell'opera omnia cronologica di Philip K. Dick dal 1962, anno molto produttivo che segna un certo salto di qualità nella produzione di questo fondamentale autore americano della narrativa fantastica, umanistica e speculativa.
Romanzo denso come pochi altri, costruito sulle idee prima che sulla trama, Noi marziani (scritto nel 1962) è tra le pietre miliari di Dick e di tutta la fantascienza sociologica. Manfred è un bambino autistico e, dopo il suicidio del padre, finisce al centro delle attenzioni di Kott, uno dei capi della colonia terrestre su Marte. Kott crede che l'autismo sia una condizione dovuta all'esistenza in un tempo diverso, che isola l'individuo dagli altri (che vivono invece nel tempo comune). Riuscire a comunicare con Manfred significherebbe per Kott prevedere le mosse dei concorrenti, interessati alla speculazione edilizia su Marte. Nella colonia marziana si innescano passioni, rivalità e interessi tra vari personaggi e il romanzo si districa tra diversi punti di vista: Kott, Bohlen (il suo nemico), Jack (ingegnere figlio di Bohlen), lo stesso Manfred (che vive in un non-luogo dai tratti onirici dove tutto è decadente e prossimo alla fine).

27 ottobre 2017

KING: IT (1986), LA VITA ADULTA CHE ATTENDE A FAUCI SPALANCATE



It è uno dei romanzi più famosi di Stephen King, forse quello più famoso in assoluto, diventato di culto anche al di fuori della schiera dei fedeli lettori kinghiani. È impressionante per la sua mole, che colpisce appena lo si adocchia in libreria (1200 pagine più o meno, a seconda delle edizioni), ma anche per il soggetto, la lunga storia di un gruppo di amici chiamato Club dei Perdenti, dall'infanzia (1958) al presente (1985), che fronteggia una creatura informe che assume varie incarnazioni tra cui quella di un clown di nome Pennywise. È luogo comune credere che It sia un romanzo horror, forse persino uno degli archetipi del romanzo horror. Ma la questione non è così banale: leggete il libro fino in fondo e riflettete su quanto segue.
Stimando una proporzione, il 90% di It racconta la vita dei protagonisti, sia da bambini che da adulti, approfondendo le relazioni che instaurano tra di loro e con gli altri. In particolare con il mondo degli adulti (i genitori) e dei coetanei (la ghenga di Henry Bowers) nella parte che riguarda l'infanzia del club dei Perdenti, mentre la carriera e la vita di coppia nella parte adulta della storia. Soltanto un 10% del romanzo ha a che fare con Pennywise e le altre incarnazioni di It, con scene che potremmo far rientrare nel genere thriller, horror e suspance. Da una parte vi sono le vicende dei ragazzi scomparsi o uccisi, narrate più come fatti di cronaca che non come eventi che si svolgono davanti al lettore. Dall'altra i pochi, veloci momenti in cui i protagonisti vedono o incontrano per la prima volta le manifestazioni di It, e non tutte sono "forti" allo stesso modo (qualcuno viene inseguito, ma qualcuno lo contempla soltanto).

9 ottobre 2017

JOE HILL: THE FIREMAN



The Fireman di Joe Hill, ovvero L'uomo del fuoco e L'isola della salvezza nell'infida manovra della Sperling per l'edizione italiana (suddivisa in due volumi e pertanto con costo doppio per il lettore), è un massiccio romanzo di quasi 800 pagine che rientra nel genere post-apocalittico. Una strana spora ha infettato gli esseri umani e il suo effetto è quello di provocare combustione spontanea, uccidendo i portatori infetti. L'infezione è incontrollabile, si diffonde nell'aria tramite la cenere e i fumi, e per questo l'umanità e la civiltà sono al collasso. L'infermiera Harper un brutto giorno scopre di essere infetta oltre che incinta. Suo marito, un fallito sotto molti fronti, impazzisce al punto di attentare alla sua vita. Così lei fugge e viene salvata da un uomo, “il pompiere” (il fireman del titolo), di nome John, piuttosto misterioso e in grado di controllare il fuoco che si annida sotto la sua pelle. Harper trova rifugio, grazie a John, presso una comunità nascosta in mezzo a una foresta, in un ex campeggio estivo. Qui gli infetti riescono a sopravvivere trasformando questa sorta di malattia in un potere che riescono a tenere a bada. Presto però la vita al campo si rivela molto meno rosea di quanto sembri all'inizio: più che una zona libera è una dittatura governata da malsane idee religiose. Poi, la distruzione del campo per mano delle squadre della morte a caccia di infetti, costringe Harper e John (e alcuni altri co-protagonisti) a un'ennesima fuga verso un destino incerto.

2 ottobre 2017

Pillole - LA NEBBIA (THE MIST) STAGIONE 1



Quando ho letto di una nuova serie tv tratta dal racconto La nebbia di Stephen King mi sono detto: che bisogno c'è di rifarlo, dopo l'ottimo film di Frank Darabont (The Mist, 2007)? Già il film andava più in là del breve racconto di King, perciò dov'è il materiale necessario a sostenere una serie tv? La risposta mi è sembrata ovvia: non nella penna di King, di cui è più semplice utilizzare il nome (possbilmente a caratteri belli grandi) e uno spunto, un'idea e dei personaggi da cui partire, per poi lasciare tutto all'inventiva degli sceneggiatori della serie.
Reduci dal disastro di Under The Dome, le sorti di The Mist erano annunciate sin dall'inizio. Da spartire con il materiale kinghiano c'è ben poco: la nebbia del titolo, ma non il suo "contenuto", e qualche nome tra i personaggi principali, ma non il loro carattere o la piega che prende la loro storia. Poco male, potremmo dire, se le idee di chi ha sviluppato la serie fossero state un minimo decenti, originali, interessanti, ma non lo sono, neanche per sbaglio. E' tutto orribile: i personaggi e le loro relazioni (stereotipati, da una parte politically-correct, dall'altra ambigui tanto per essere ambigui), la storia (si parla, si parla, si parla e non succede niente, la trama non prende decisioni se non all'inizio e alla fine), la messa in scena (atmosfera inesistente per non dire ridicola, a cominciare dalla nebbia digitale low-budget), i momenti di splatter (un po' di sangue, proiettili e bastonate qui e là) e di violenza emotiva (conformata al pubblico televisivo, quindi sottoforma di boriosi drammi familiari e adolescenziali).
Coinvolgimento zero: non è La Nebbia, questa è La Noia. Per fortuna in questi giorni è arrivata la notizia che non ci sarà una stagione 2.