24 aprile 2016

J.G. BALLARD - I MIRACOLI DELLA VITA (2008) (PT.1)



James G. Ballard pubblica nel 2008, un anno prima della sua morte, il suo ultimo libro: l'autobiografia I miracoli della vita. In essa ripercorre la propria vita, in larga parte gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza con le esperienze in Cina durante la Seconda Guerra Mondiale, fino alla produzione letteraria che lo ha reso un autore celebre in tutto il mondo anche se abbastanza di nicchia (con la sola eccezione di L'impero del Sole che si può considerare un bestseller).
Vi propongo in due parti gli estratti che ritengo più significativi in merito alla sua poetica, le sue influenze e naturalmente i suoi libri, dove Ballard racconta le esperienze dietro ai testi.

Prima parte (si fa riferimento all'edizione Feltrinelli)

Il romanzo fiorisce nelle società statiche, che il romanziere può esaminare come un entomologo esamina ed etichetta le farfalle infilzate su una bacheca.

Il surrealismo e la psicanalisi mi fornivano […] un corridoio segreto per un mondo più reale e più dotato di significato, un mondo in cui i ruoli psicologici cangianti sono più importanti dei “personaggi” così ammirati dagli insegnanti e dai critici letterari […].
I pittori surrealisti erano di grande ispirazione per me, ma non c'era modo semplice di tradurre in prosa il surreale visivo, specie in una prosa che fosse leggibile.

Provavo interesse per la medicina, che mi sembrava avesse qualcosa di affine sia alla psicopatologia che al surrealismo. […] Penso ancora che quei due anni di anatomia siano stati tra i più importanti della mia vita e abbiano contribuito a formare gran parte del mio immaginario. […] Gli anni passati nell'aula di dissezione […] mi insegnarono che, anche se la morte è la fine, l'immaginazione e lo spirito umani possono trionfare sulla nostra dissoluzione. Per certi versi tutta la mia narrativa è la dissezione di una patologia profonda di cui fui testimone a Shangai, e poi nel mondo postbellico, dalla minaccia della guerra nucleare all'assassinio del presidente Kennedy, dalla morte di mia moglie alla violenza che ha puntellato la cultura dell'intrattenimento negli ultimi decenni del secolo.

6 aprile 2016

DELILLO E GLI STILEMI DEL POSTMODERNISMO



Reduce dalla lettura di alcuni romanzi di Don DeLillo, scrittore associato alla letteratura postmoderna, mi sono documentato su questo sfuggente genere letterario per riuscire a identificarne i tratti peculiari. La letteratura modernista o postmoderna è meno attenta al realismo tipico della letteratura "classica", alla storia propriamente detta, raccontata da un punto di vista oggettivo. È invece interessata allo sviluppo dei personaggi tramite il soggettivismo metafisico: la realtà esterna è il pretesto per esaminare gli stati interni della coscienza, talvolta con risultati analoghi al flusso di coscienza joyciano. In generale, lo stile frammentario rispecchia la frammentarietà del personaggio, il quale non ha una psicologia ben definita o inquadrata, bensì caleidoscopica, persino grottesca all'apparenza. La stessa realtà che vuole raccontare non è oggettiva e solida come quella del XIX secolo, bensì caratterizzata dai nuovi fenomeni socioculturali che la frammentano e confondono la linea tra reale e irreale, oggettivo e soggettivo, autentico e fittizio: