15 febbraio 2017

KEROUAC: LIBRO DEGLI HAIKU



Trombone jazz,
Tende che si muovono,
Pioggia di primavera.

Questa antologia raccoglie oltre 500 haiku, selezionati dagli oltre 1000 scritti da Jack Kerouac tra il 1956 e il 1966. Il 56 è l'anno in cui Jack conosce la poesia haiku giapponese grazie a Gary Snyder, poeta buddhista, figura chiave nel percorso che Jack compie verso questa religione nella seconda metà degli anni 50 (come ho già spiegato parlando di La scrittura dell'eternità dorata e Vecchio angelo mezzanotte). Negli haiku, Jack trova una forma di espressione congeniale non soltanto al suo pensiero guidato dal credo buddhista, ma più in generale alla sua necessità di esprimere sentimenti tramite immagini, soprattutto a proposito di persone e scenari naturali. Inutile dire che questa forma di poesia diventa subito fondamentale nella vita di Kerouac, che produrrà haiku per un decennio: lontani, dunque, dall'essere una parentesi di poco conto nella sua produzione (vari haiku sono contenuti anche in molti romanzi del periodo).

29 gennaio 2017

KEROUAC: BIG SUR



Nella fase tarda della produzione di Jack Kerouac, quella che segue progressivamente la sua decadenza come uomo e scrittore, Big Sur è l'opera più nota, sicuramente la migliore e comunque una delle più importanti in generale. Mai come in questo libro Kerouac sfrutta il paesaggio naturale per descrivere il suo stato d'animo: concepisce la natura come estensione di se stesso. E l'esercizio è (per fortuna) così ben riuscito da guadagnarsi un posto d'onore tra le opere più rappresentative della narrativa americana a tema wilderness, ovvero la relazione tra l'uomo e la natura, che riveste un ruolo sostanziale nelle arti (non solo letterarie) del Nuovo Mondo sin dal tempo della sua colonizzazione.
Il Kerouac di Big Sur è intriso di dubbio, comprensione, sofferenza e serenità: un inno alla contraddizione e alla ricerca, probabilmente. È anche ricco di magia, almeno per chi legge. Gli spaccati della vita a San Francisco si intervallano alle lunghe giornate trascorse nella baita di Big Sur. Jack è diviso, come è sempre stato, in due metà: quella che ambisce alla catarsi naturale e quella che vuole cedere ai vizi della vita metropolitana. A rendere il pensiero narrato così interessante, fluido, intimo, privo di quell'aneddotica presente in molti altri testi, è la consapevolezza che la natura sia il riflesso della mente. Una consapevolezza autentica, che sfiora la serenità, che deriva dal recente abbandono del credo buddhista e, di conseguenza, dalla ricerca impellente di una nuova fede, questa volta del tutto personale. Jack cerca le risposte esistenziali nella natura (ma anche, quando racconta delle serate mondane, nell'alcol). È il coronamento del discorso che ha iniziato in Angeli della desolazione, e si chiude con una poesia, Oceano, in cui Jack tenta di mettere per iscritto i suoni del Pacifico. La fede e l'iconografia rivolta alla natura hanno reso Big Sur anche un punto di riferimento letterario nella cultura hippie, di cui è stato precursore sotto molti aspetti.

13 gennaio 2017

KEROUAC: LIBRO DEI SOGNI



Tra le raccolte che mettono insieme materiale proveniente da periodi diversi della vita e della carriera di Jack Kerouac, il Libro dei sogni è una delle più significative, per una ragione molto semplice: è stato l'autore stesso a concepire e curare il volume prima della pubblicazione (avvenuta nel 1960), lavorandoci sopra per lungo tempo. Il risultato è dunque molto importante per lui: una raccolta esaustiva dei propri sogni che mostri anche come essi si intersechino con la vita reale, riflettendone molti aspetti, a cominciare dalle persone che vi compaiono.
Il lasso temporale coperto da Book Of Dreams è di ben 8 anni: dal 1952 al 60. Jack inizia a battere a macchina i taccuini nell'estate del 1954, a New York, nello stesso periodo in cui lavora a San Francisco Blues. Negli anni successivi prosegue a riempire taccuini scrivendo dei suoi sogni e un'altra sessione di battitura avviene all'inizio del 1956, in North Carolina a casa della sorella, nello stesso periodo in cui scrive Visioni di Gerard.

28 dicembre 2016

NASCITA DELLA PROSA SPONTANEA



Nel 2012 è stata ritrovata la lettera originale che Neal Cassady scrive a Jack Kerouac nel periodo di Natale del 1950 (nelle foto qui sopra). Questa lettera particolare riveste una certa importanza perché Jack ne trae l'ispirazione definitiva per la nuova forma espressiva senza filtri con cui sta tentando di scrivere già da tempo, che poi chiamerà prosa spontanea.
L'occasione mi ha portato voler fare chiarezza sulla genesi di questa forma, delineando i momenti principali (tra quelli noti nella bibliografia) del percorso che ha portato Kerouac ad avere la più importante rivelazione della sua vita. In diversi articoli in rete, tra cui Wikipedia, si dice che la scoperta della prosa spontanea avviene nell'autunno del 1951. Non è corretto, non può esserlo: Sulla Strada, nella sua celeberrima versione-rotolo (scritto appunto con la tecnica della prosa spontanea), risale all'aprile precedente.
Ecco più o meno come è andata.

17 dicembre 2016

RANSOM RIGGS: LA CASA PER BAMBINI SPECIALI DI MISS PEREGRINE



Lo young adult non è un genere nelle mie corde, e sono pure un po' schizzinoso sul fantasy, ma sentir parlare di La casa dei bambini speciali di Miss Peregrine, di un tizio chiamato Ramson Riggs, mi ha solleticato tanto la curiosità che alla fine mi ci sono buttato (grazie a Dio prima dell'uscita del film). Ad attrarmi sono stati i suoi elementi gotici: il romanzo infatti è narrativa fantastica allo stato puro, ma si avvicina di più all'horror gotico che non al fantasy. Inoltre era da tempo che non leggevo una bella storia narrata in prima persona in modo semplice e diretto. In effetti le mie ultime divagazioni fantasy sono state deludenti o pesanti (si veda come la penso di Terry Brooks e George R. R. Martin).
Allora, com'è andata? chiederete. Soddisfatto? Rimborsato?
Mmm. Un po' l'uno e un po' l'altro. La partenza del romanzo è godibilissima e trascina il lettore in quell'atmosfera da... Be', ho trovato questa definizione: da Piccolo Brivido cresciuto. Il protagonista adolescente, Jacob, si immerge nel mistero lasciato dall'enigmatica figura del nonno, a quanto pare non una persona comune ma, ai suoi tempi, uno dei “ragazzi speciali” dotati di poteri fuori dall'ordinario. Non supereroi, anzi: si rifugiano in loop temporali in cui si vive sempre lo stesso giorno, perché sono malvisti dagli uomini comuni e pure braccati da forze malvagie. Quando Jacob riesce a trovare il rifugio di Miss Peregrine, su un'isola sperduta del Galles, dove il nonno aveva vissuto, capirà di essere lui stesso uno speciale. E il suo potere sarà fondamentale per tenerli in salvo.

26 novembre 2016

DORIS LESSING: IL SENSO DELLA MEMORIA



Di questa scrittrice, premio Nobel per la letteratura, ho letto Shikasta e Il senso della memoria. Entrambi questi libri (il primo un romanzo estremamente lungo e complesso che si può considerare di matrice fantascientifica, il secondo una troppo breve antologia che unisce due saggi e un racconto) parlano di memoria e caducità. Il racconto incluso in Il senso della memoria, di cui serbo il ricordo più vivido, parla del declino di una civiltà, un tempo fiorente, causato dalle scelte sbagliate di uomini volubili e deboli. Il tutto viene raccontato tramite la voce di Dodici, l'ultimo rimasto degli anziani governanti, che scrive le sue memorie. Il messaggio che l'autrice trasmette, tramite una storia semplice e adatta anche ai lettori più giovani, è l'estrema precarietà tanto della vita di ciascuno di noi preso come singolo, quanto della civiltà umana nella sua totalità. Entrambe le cose soltanto in apparenza sono solide e fiorenti: siamo abituati a considerarle così per via del nostro punto di vista, interno e soggettivo. Cambiando prospettiva e assumendo un punto di vista, per così dire, cosmico, tutto appare estremamente debole e precario.

8 novembre 2016

KING: FINE TURNO (2016), COME TI COMANDO A DISTANZA GRAZIE A UN VIDEOGAME


Mr. Mercedes era una sorta di satira, cruda e tagliente, di un'epoca inflazionata dalle serie tv e lacerata dalla crisi del lavoro e dell'economia. Chi perde paga era una deviazione sui territori conosciuti dell'ossessione e della letteratura. In End of Watch, uscito quest'anno come capitolo conclusivo della trilogia, ci si aspettava un altro tema importante a fare da sfondo alle corse dei protagonisti (l'ex detective Bill Hodges e la sua aiutante Holly). Il tema c'è anche stavolta, e si tratta di questo: internet e i videogiochi come sistemi di controllo e persuasione, canali attivi per un lavaggio del cervello spietato e fatale nei confronti della nuova generazione adolescente. Però... il tema non è così centrale come avrebbe potuto essere: Stephen King lo sfiora, in particolare nella seconda parte del romanzo, senza approfondirlo più di tanto. Un peccato, perché con un pizzico di speculazione in più il libro sarebbe stato ancor più efficace, uscendo dalle righe del semplice thriller sovrannaturale, guadagnando quel “qualcosa in più” che avrebbe permesso a King di chiudere la trilogia con un colpo da maestro.

22 ottobre 2016

TORPORE DI ISOLA MEDITERRANEA (RACCONTO)

Il sito AppuntidiVita ha pubblicato il mio racconto Torpore di isola mediterranea, corredato da un'introduzione.
Ecco come inizia:
"Siamo io e K. Il porto si allontana, la terra alle spalle, ciminiere, tralicci, navi, capannoni aleggianti fra le foschie. C’è sempre foschia tra l’isola e la barca che le si avvicina, i profili si disegnano e prendono consistenza nodo dopo nodo. Aliscafi costeggiano il Cono Spezzato, vi girano intorno idolatrandolo.
K ha la faccia da marinaio mentre si appoggia al parapetto tra la bandiera che sventola, la scaletta bianca e blu, il vulcano che scorre dietro. Barche a vela si spingono fuori dal porto bianconero dei pescatori del mattino per andare a stagliarsi nel bianco solare e assoluto – vascelli nel tempo e nello spazio.
Il cemento del molo cuoce sotto il sole a picco e sotto il cielo privo di imperfezioni. La salsedine e la freschezza marina del viaggio in aliscafo evaporano nel caldo della terra.
Così ecco sopraggiungere il torpore di isola mediterranea."

http://www.appuntidivita.eu/torpore-isola-mediterranea/

10 ottobre 2016

DAN SIMMONS: FLASHBACK, IL CROLLO DELL'OCCIDENTE


Dan Simmons, noto per essere l'autore del ciclo di Hyperion (che io non ho ancora letto), ha pubblicato nel 2012 il romanzo Flashback. La storia è quella dell'ex detective Nick Bottom, assuefatto dalla droga chiamata flashback, vedovo della moglie Dara, anche lei poliziotta. Nick viene assoldato dal miliardario Nakamura per rintracciare l'assassino di suo figlio, un omicidio irrisolto avvenuto sei anni prima. La scoperta della verità dietro l'omicidio porterà a rivelazioni politiche molto pesanti. Nel frattempo suo figlio Val fugge da una gang terroristica in cui è rimasto invischiato e, insieme al nonno Leonard (il padre di Dara), raggiunge Nick per ricongiungersi dopo anni di separazione e fare i conti con il passato.
L'aspetto che salta subito all'occhio, già dopo poche pagine, è l'interesse di Simmons verso il panorama sociale e politico che caratterizza la sua realtà alternativa, collocata in un futuro non troppo lontano. Il tono distopico è evidente, ma l'autore tratteggia con dovizia di dettagli la sua storia alternativa, la dominazione Giapponese, il crollo degli USA e i disordini che permeano il globo. Fa uso di molti riferimenti alla scena politica del momento in cui scrive, citando per esempio Obama, con l'evidente intenzione di rendere il suo mondo un'ipotesi molto realistica di futuro distopico a breve termine (ed è questo, a mio parere, il messaggio che Simmons vuole tramandarci attraverso Flashback). E, dettaglio importante, tutto ciò senza diventare pedante o prolisso. Oltretutto le premesse giocano poi un ruolo importante nell'epilogo della storia.