18 aprile 2017

KEROUAC: ELENCO NOMI REALI E ALIAS (pt.1)

Com'è noto, nei suoi libri Jack Kerouac ha modificato i nomi reali delle persone, vicine e lontane, che hanno fatto parte della sua vita, utilizzando degli alias. Nel caso dei personaggi più ricorrenti e vicini allo scrittore, come gli amici scrittori della scena Beat, oltre ovviamente ai familiari, gli alias spesso sono stati mantenuti da romanzo a romanzo, o modificati solo in parte (William Burroughs, per esempio, figura spesso come Bull Hubbard o Bill Hubbard).
Ecco un elenco (in due parti) dei personaggi di maggior rilievo che appaiono nella Leggenda di Duluoz.

12 aprile 2017

KEROUAC: LA LEGGENDA DI DULUOZ, ORDINE DEGLI EVENTI



Secondo lo stesso Kerouac, i suoi libri dovrebbero leggersi come un'unica grande opera sulla vita e la leggenda di Duluoz, l'alter ego menzionato in molti romanzi (sebbene non sempre l'autore abbia utilizzato questo nome). Sulla falsariga di Proust e della sua Ricerca del tempo perduto, insomma. È su questo proposito, senza dubbio legittimo data la natura autobiografica di tutti i testi di Kerouac, che mi sono basato per scrivere queste impressioni sul suo “romanzo di una vita”.
Esiste un volume antologico intitolato La leggenda di Duluoz, edito da Mondadori, che rappresenta un tentativo di creare un mosaico a senso compiuto attraverso estratti di romanzi diversi (Sulla strada, Dottor Sax, Maggie Cassidy, Angeli della desolazione, I vagabondi del Dharma, Big Sur e altri), da leggersi come capitoli di un unico romanzo. Il risultato è gradevole ma, ovviamente, opinabile: sembra piuttosto un greatest hits selezionato di Kerouac (che comunque esclude molti altri testi che potrebbero essere definiti hits tanto quanto quelli presenti nel libro).
Non è questo che intendeva Jack, il quale piuttosto si immaginava (almeno, a mio parere) di fondere un libro con l'altro rispettando l'ordine cronologico degli eventi, smembrando i romanzi e le antologie dove necessario, ma senza tralasciare alcun episodio o pagina.

2 aprile 2017

KEROUAC: UN MONDO BATTUTO DAL VENTO - I DIARI



Selezionati e raccolti dallo storico Douglas Brinkley, i diari che costituiscono questo volume coprono 7 anni, dal 1947 al 1954, e si focalizzano su due momenti cruciali nel cammino di Jack Kerouac come scrittore e (forse soprattutto) come uomo: la stesura di La città e la metropoli, il romanzo con cui nel 1950 diventerà un autore pubblicato, e quella di Sulla strada, l'opera che nel 1957 lo renderà un'icona americana e controculturale. Intervallate a queste due, ci sono anche menzioni del lavoro germinale che Jack svolge nello stesso periodo per Dottor Sax e Visioni di Cody.
Nella prima parte di Un mondo battuto dal vento si respira la motivazione che spinge il giovane Jack (poco più che 25enne) a voler ricalcare le orme dei suoi padri letterari, come Wolfe, Mann e Saroyan, nello scrivere un'opera impegnata, maestosa, formativa, densa di religiosità. Nella seconda parte assistiamo “in diretta” alla prorompente gestazione della sua opera più famosa, che alla leggenda della sua nascita istantanea contrappone invece la reale, lunga storia di riscritture, come abbiamo già visto parlando del rotolo originale di On The Road (pubblicato di recente).

26 marzo 2017

KEROUAC: LA CITTA' E LA METROPOLI



La città e la metropoli, il famoso romanzo con cui Jack Kerouac esordisce nel mondo editoriale, ha una gestazione travagliata. Siamo nel luglio del 1945: Jack (sposatosi l'anno prima con Edie Parker, la sua prima moglie) vive stabilmente a New York insieme ai genitori, si tiene occupato con lavori saltuari, frequenta la scena del Village e ha già dato prova delle sue intenzioni letterarie con una serie di testi, diari, romanzi germinali, tutti più o meno interessanti (tra cui spiccano Il mare è mio fratello, Orfeo emerso, E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche, quest'ultimo scritto insieme a Burroughs).
Dopo che al padre viene diagnosticato un cancro, Jack si fa carico di accudirlo passando gran parte del tempo a casa, dove continua a sperimentare l'uso della benzedrina per scrivere (conosciuta nell'ambito del Village in questi anni). È in tale contesto che inizia a concepire La città e la metropoli. In una lettera a Ginsberg racconta dello stile di scrittura con cui vuole realizzare un romanzo alla Thomas Wolfe. Dopo un ricovero in ospedale, a dicembre, per un attacco di tromboflebite alle gambe causata dal consumo di benzedrina, Jack prende appunti sulle sue idee, ma inizia veramente a scrivere il romanzo solo nell'estate del 1946 dopo la morte del padre.

19 marzo 2017

KEROUAC: PIC - STORIA DI UN VAGABONDO SULLA STRADA


L'ultimo romanzo su cui Jack lavora è Pic – Storia di un vagabondo sulla strada, che parla delle vicende di un bambino di colore e della sua famiglia. Anche questa è un'opera iniziata molti anni prima: in effetti si basa sulla primissima protoversione di Sulla strada, una cinquantina di pagine scritte nel 1948 quando ancora il romanzo non era il ritratto che conosciamo dei viaggi di Jack e Neal. Kerouac lavora a Pic anche durante l'estate del 1951 in North Carolina, a casa con la madre e la sorella, ispirata sia dall'ambiente che lo circondava che dai viaggi che continua a fare. Probabilmente è in questa occasione che il romanzo che conosciamo oggi inizia ad assumere la sua forma, ma anche stavolta lo scrittore lo abbandona. Da sempre attento a conservare i suoi taccuini, nel 1969 Jack lo riprende in mano e lo conclude in aprile, per consegnarlo all'editore proprio in ottobre, il mese della sua morte.

8 marzo 2017

KEROUAC: VANITA' DI DULUOZ


Sin dalla fine degli anni 50, Jack Kerouac entra in una crisi personale e creativa sempre più profonda, come abbiamo visto parlando di Big Sur e Satori a Parigi. Le cose si aggravano nell'autunno 1966 quando la madre viene colpita da un ictus e resta paralizzata. Jack decide di sposare Stella Sampas, sorella di un vecchio amico di Lowell, perché lei possa accudire la madre. Poco dopo si trasferiscono a Lowell, dove tutto è cominciato. In queste circostanze, perennemente ubriaco, Jack non scrive più molto ma rielabora materiale precedente, stimolato dalla città in cui è vissuto vent'anni prima. Nel marzo del 1967 riprende in mano un manoscritto iniziato in Florida anni prima, Vanità di Duluoz, ed entro giugno lo porta a termine. Secondo Jack, Vanità di Duluoz è uno dei suoi libri più riusciti, scritto con uno stile moderato in grado di trasmettere l'essenza degli anni raccontati e la loro diversità con quanto avvenuto in seguito. In effetti, proprio per questo è la più interessante tra le ultime opere, anche in forza del momento di reminiscenza e, ovviamente, del materiale antecedente su cui il romanzo è basato, scritto in giorni di maggior lucidità ed entusiasmo.

25 febbraio 2017

KEROUAC: SATORI A PARIGI


Tra il 1964 e il 1965 Jack vive tra Northport (in una nuova casa insieme alla madre), New York  (dove scappa per allontanarsi dalla quiete domestica quando questa si fa insopportabile) e la Florida (a casa della sorella Carolyn, detta Nin). Quest'ultima viene prematuramente a mancare nel settembre 1964, ma la famiglia rimane in Florida. Nell'estate 1965 per Jack la situazione è troppo pesante da sopportare. Il suo declino psico-fisico, legato alla sua vita inconcludente, a risposte che non trova, a una fama non gradita e all'abuso di alcol, è inesorabile. Coglie la proposta che gli fa l'editore Grove Press: cercare le sue origini bretoni con un viaggio in Francia, tutto pagato. Le cose non vanno come previsto: Jack si limita a trascorrere una decina di giorni tra Parigi e la Bretagna, tra alcol, prostitute e chiacchiere con chiunque incontri, per poi fare ritorno in Florida, dove mette insieme Satori a Parigi bevendo alcolici (cognac, dicono). Nel libro, della ricerca delle proprie origini non c'è nulla, in realtà; solo descrizioni del suo girovagare, dei francesi incontrati nei bar, le disquisizioni sui nomi bretoni, talvolta le incomprensioni verso questa cultura. Le impressioni che Jack raccoglie non dicono molto: l'intero, breve libro purtroppo è carente di contenuto e anche la forma è una pallida ombra dell'espressività dei testi precedenti.

15 febbraio 2017

KEROUAC: LIBRO DEGLI HAIKU



Trombone jazz,
Tende che si muovono,
Pioggia di primavera.

Questa antologia raccoglie oltre 500 haiku, selezionati dagli oltre 1000 scritti da Jack Kerouac tra il 1956 e il 1966. Il 56 è l'anno in cui Jack conosce la poesia haiku giapponese grazie a Gary Snyder, poeta buddhista, figura chiave nel percorso che Jack compie verso questa religione nella seconda metà degli anni 50 (come ho già spiegato parlando di La scrittura dell'eternità dorata e Vecchio angelo mezzanotte). Negli haiku, Jack trova una forma di espressione congeniale non soltanto al suo pensiero guidato dal credo buddhista, ma più in generale alla sua necessità di esprimere sentimenti tramite immagini, soprattutto a proposito di persone e scenari naturali. Inutile dire che questa forma di poesia diventa subito fondamentale nella vita di Kerouac, che produrrà haiku per un decennio: lontani, dunque, dall'essere una parentesi di poco conto nella sua produzione (vari haiku sono contenuti anche in molti romanzi del periodo).

29 gennaio 2017

KEROUAC: BIG SUR



Nella fase tarda della produzione di Jack Kerouac, quella che segue progressivamente la sua decadenza come uomo e scrittore, Big Sur è l'opera più nota, sicuramente la migliore e comunque una delle più importanti in generale. Mai come in questo libro Kerouac sfrutta il paesaggio naturale per descrivere il suo stato d'animo: concepisce la natura come estensione di se stesso. E l'esercizio è (per fortuna) così ben riuscito da guadagnarsi un posto d'onore tra le opere più rappresentative della narrativa americana a tema wilderness, ovvero la relazione tra l'uomo e la natura, che riveste un ruolo sostanziale nelle arti (non solo letterarie) del Nuovo Mondo sin dal tempo della sua colonizzazione.
Il Kerouac di Big Sur è intriso di dubbio, comprensione, sofferenza e serenità: un inno alla contraddizione e alla ricerca, probabilmente. È anche ricco di magia, almeno per chi legge. Gli spaccati della vita a San Francisco si intervallano alle lunghe giornate trascorse nella baita di Big Sur. Jack è diviso, come è sempre stato, in due metà: quella che ambisce alla catarsi naturale e quella che vuole cedere ai vizi della vita metropolitana. A rendere il pensiero narrato così interessante, fluido, intimo, privo di quell'aneddotica presente in molti altri testi, è la consapevolezza che la natura sia il riflesso della mente. Una consapevolezza autentica, che sfiora la serenità, che deriva dal recente abbandono del credo buddhista e, di conseguenza, dalla ricerca impellente di una nuova fede, questa volta del tutto personale. Jack cerca le risposte esistenziali nella natura (ma anche, quando racconta delle serate mondane, nell'alcol). È il coronamento del discorso che ha iniziato in Angeli della desolazione, e si chiude con una poesia, Oceano, in cui Jack tenta di mettere per iscritto i suoni del Pacifico. La fede e l'iconografia rivolta alla natura hanno reso Big Sur anche un punto di riferimento letterario nella cultura hippie, di cui è stato precursore sotto molti aspetti.